sehepunkte 26 (2026), Nr. 6

Maria Ginatempo: Economie e coercizione

Una vasta ricognizione documentaria e tematica ha impegnato negli anni scorsi l'equipe di studiosi del PRIN ("Progetto di rilevante interesse nazionale") coordinato da Sandro Carocci intorno allo studio del fenomeno della signoria rurale: non nei secoli della sua affermazione, bensì nella fase tardomedievale, cioè nel periodo per il quale il fenomeno è stato ritenuto a lungo residuale o comunque in declino a fronte della crescita degli stati cittadini o principeschi. Ai temi e ai risultati di quel progetto si richiama Maria Ginatempo in questo breve e denso libro, adoperando in un confronto dialettico anche le schede prodotte dai partecipanti sui casi di studio delle singole dinastie signorili.

Più che un libro sulla signoria rurale, osserva l'autrice, questo vuol essere un libro sullo Stato del Rinascimento, o sulle caratteristiche dei poteri pubblici nell'Italia della fine del Medioevo. La signoria, infatti, è letta nella prospettiva dei diritti di natura pubblica che moltissime dinastie signorili esercitano sul territorio, sia per aperta concessione feudale da parte dei sovrani, sia per frammentazione e trasmissione patrimoniale. In questo senso si tratta di storia dello Stato: nel senso cioè di una comprensione della natura di un potere pubblico mai compatto e monolitico, bensì disseminato in una pluralità di soggetti. La ricerca di Ginatempo si presenta quindi come una matura evoluzione delle ricerche sui poteri pubblici nella scuola di Giorgio Chittolini, secondo due linee molto chiare: il carattere plurale dell'autorità politica, e la centralità dell'elemento geografico, per cui la collocazione nello spazio e le relazioni geoeconomiche sono fondamentali. Da questo punto di vista la signoria rurale tardomedievale è liberata da ogni pregiudiziale che ne faccia un fenomeno residuale, ed è invece posta come chiave di lettura del politico nel periodo considerato.

I diritti pubblici trattati dal libro non sono un oggetto di facile definizione. Li si può intendere per via negativa, escludendo - come fa il titolo - tutte le prerogative che hanno a che fare con le rendite e le prestazioni dovute ai signori in quanto detentori di beni fondiari, con le relative dipendenze. In senso positivo si possono inquadrare con concetti quali 'imposte' o 'diritti giurisdizionali', ma l'autrice preferisce a ragione (36) attingere al lessico stesso del diritto medievale, che parlava più propriamente di "fisco" o di iura regalia. In concreto, si tratta di una galleria di prerogative diverse: proventi giudiziari, imposizioni sui mercati e il transito (terrestre, fluviale, marittimo), pagamenti dovuti a riscontro di privilegi collettivi, oneri personali di natura militare, diritti di conio delle monete, e infine diritti di vario tipo su risorse collettive (incolti, foreste).

Dopo l'inquadramento generale del problema nel primo capitolo, il libro svolge nell'ampio secondo capitolo un esame dei casi noti di signorie rurali, ben collocate nello spazio attraverso un utile apparato cartografico, e inquadrate secondo una suddivisione in quattro aree macro-regionali, cioè 1) le zone montane delle Alpi e della dorsale appenninica, 2) le 'aree marginali', periferiche rispetto a zone di forte presenza urbana: la Tuscia, la Campagna a sud di Roma, la zona tra Abruzzo e Molise e la Puglia settentrionale, 3) le grandi aree di espansione agricola del Regno meridionale in Terra del Lavoro, Puglia e Sicilia, e infine 4) l'area Padana. Restano escluse dall'analisi le aree intensamente urbanizzate, che hanno una presenza della signoria meno significativa e soprattutto secondaria sul piano economico, nonché la Sardegna che non era presente neppure nelle schede del PRIN.

Approfondendo i casi per le diverse macroaree, l'autrice può mettere in luce la configurazione differente che assume il complesso dei diritti 'non fondiari' delle famiglie signorili a seconda dei contesti geoeconomici. Con alcuni elementi piuttosto sorprendenti. Per le aree montane, ad esempio, la tipologia della 'signoria di passo', che è presente in alcuni valichi appenninici, non pare una caratteristica propria anche dell'arco alpino, dove da una parte insistono comunità rurali molto forti, dall'altra si estendono le prerogative pubbliche di città e principi, comprensibilmente preoccupati di aggiudicarsi il controllo di punti così decisivi. Per contro, sia nelle aree montane propriamente dette che nelle regioni che l'autrice definisce "aree marginali" si può osservare una forte vocazione delle famiglie signorili per il mestiere delle armi, anche se la corrispondenza di questo con specifici diritti "pubblici" per le prestazioni militari degli abitanti non è un dato facilmente verificabile.

Questa inclinazione militare tipica delle famiglie signorili di queste aree (si pensi a nomi come gli Orsini o i Caldora o Farnese) si riscontra in parallelo con l'affermazione quattrocentesca di diritti regi o comunali (Siena) sul movimento del bestiame, che trovano nelle Dogane dei pascoli quattrocentesche gli strumenti fiscali di gestione statuale: sono gli stessi transiti di bestiame che rendono queste aree tutt'altro che marginali sul piano economico. Nelle aree di espansione meridionale, invece, la presenza signorile è molto forte e può contare su rendite di grande rilievo per i diritti di mercato e di transito di beni alimentari, ma di norma detenuti per concessione sovrana alle grandi famiglie, come le stirpi aristocratiche che si erano spartite la Sicilia prima dell'impresa di re Martino, o i celebri Orsini del Balzo del principato di Taranto. Chiude la tipologia l'area padana, nella quale un panorama particolarmente rigoglioso di signorie rurali si appoggia su un'agricoltura molto ricca, e approfitta spesso dell'uso dei diritti sulle acque, vera chiave ambientale del paesaggio economico padano. Conclude il volume una ricchissima selezione bibliografica, che si presterà senz'altro come vademecum della ricerca sul tema nell'intera area italiana.

Ad uno sguardo complessivo i casi presi in considerazione dell'autrice invitano ad attribuire un rilievo economico importante alle dinamiche che ruotano intorno alle prerogative 'fiscali' delle signorie rurali, non solo nelle zone a più intenso sfruttamento agricolo, ma anche in quelle montane e nelle 'aree di strada', o ancora nelle aree marginali, dove specialmente il transito del bestiame transumante assicurava introiti importanti. Allo stesso tempo, emerge dai casi considerati la centralità strategica dell'uso dei beni collettivi, intorno ai quali si svolge un confronto complesso tra poteri principeschi o cittadini, comunità rurali e aristocrazia.

Nelle conclusioni, recuperando le domande intorno al significato economico dei diritti pubblici dei signori, l'autrice può delineare una riflessione di ampio respiro sui risvolti economici della costruzione degli Stati territoriali del tardo medioevo. Non è tanto l'integrazione regionale dei mercati, in una logica di razionalizzazione dei soggetti statutali, a caratterizzare il tardo medioevo italiano, bensì il persistere di reti di potere molto complesse, nelle quali le signorie rurali si mantengono a volte contro, spesso a fianco e qualche volta per effetto degli stati, perché i principi trovano utile negoziare privilegi e prerogative varie con la varietà dei soggetti signorili. Una "razionalizzazione", per certi versi, ma molto meno lineare di quanto si sia creduto in passato. A tal riguardo forse sarebbe stata utile una maggiore attenzione all'impiego degli strumenti di delega dal principe ai signori attraverso lo strumento feudale, il cui rilievo va ben oltre i confini dell'Italia 'regia', e comunque costituisce in quest'ultima la modalità privilegiata di raccordo centro-periferia.

Le riflessioni del libro, dunque, per quanto richiedano un certo sforzo di sintesi che l'accurata e ponderata analisi dell'autrice non risparmia al lettore, costituiscono un contributo importante e molto utile per collocare nel giusto peso i fenomeni di storia dei poteri nell'Italia alla fine del Medioevo.

Rezension über:

Maria Ginatempo: Economie e coercizione. I prelievi signorili non fondiari nell’Italia del XIV-XV secolo (= I libri di Viella; 569), Roma: Viella 2025, 222 S., zahlr. Kt., ISBN 979-12-5469-765-8, EUR 25,00

Rezension von:
Lorenzo Tanzini
Università degli Studi di Cagliari
Empfohlene Zitierweise:
Lorenzo Tanzini: Rezension von: Maria Ginatempo: Economie e coercizione. I prelievi signorili non fondiari nell’Italia del XIV-XV secolo, Roma: Viella 2025, in: sehepunkte 26 (2026), Nr. 6 [15.06.2026], URL: https://www.sehepunkte.de/2026/06/41017.html


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