Dalla parte delle Signore non è, o almeno non è soltanto, un libro sulle donne e sul loro rapporto con il potere. L'operazione proposta da Isabella Lazzarini è ben più ambiziosa: riconsiderare il ruolo delle donne nella costruzione e nell'esercizio del potere, sottraendone l'agire alla dimensione dell'eccezionalità o della marginalità, a beneficio di una "storia condivisa" (11) delle forme di potere. È in questa prospettiva che il volume segue l'agire delle dominae nelle esperienze dei nuovi poteri dell'Italia centro-settentrionale tra Trecento e Quattrocento, dalle signorie ai principati, dai lignaggi alle dinastie, e la conseguente definizione dei ruoli. I quesiti e gli sguardi sono dunque rivolti alle parentele, alle risorse, alle forme di autorità e di governo, ai linguaggi e alle rappresentazioni.
In altre parole - e se mi si concede una metafora tratta dal mondo cinematografico - Lazzarini agisce inquadrando la stessa scena, vale a dire quella della costruzione del potere signorile e principesco nella fase post-comunale, ma a cambiare è la messa a fuoco: le donne, che d'altronde sono sempre state lì, acquistano nitidezza, senza la necessità di sospingere gli uomini sullo sfondo. Ad acquistare profondità è così l'intero campo: mettere a fuoco le dominae non equivale, quindi, a sfocare il resto della scena. Ne emerge un potente affresco, quello di un potere alla cui costruzione uomini e donne partecipano insieme e nel quale la componente femminile non costituisce un elemento aggiuntivo, né passivo, ma strutturale del sistema, insito, cioè, nell'ossatura di un potere in costruzione.
Nel primo capitolo l'autrice esplora le traiettorie degli intrecci parentali quale mezzo e conseguenza della costruzione della legittimazione e dinastizzazione delle nuove forme di potere signorile e principesco dell'Italia tra XIV e XV secolo. Punto di partenza è la moltitudine di esperienze signorili trecentesche in una vasta area centro-settentrionale della penisola, fino a giungere alla semplificazione quattrocentesca della carta geopolitica. A guidare la trattazione è la considerazione di fondo di una simbiosi tra i mutamenti istituzionali delle forme di potere e le scelte compiute in ambito matrimoniale. Ampie e complesse ricostruzioni genealogiche - un po' sfidanti, certo, e l'autrice se ne scusa più del dovuto - sono funzionali a illustrare la formazione di circuiti parentali principeschi e aristocratici, che divengono progressivamente in grado di autoalimentarsi nel vorticoso, e non privo di inciampi, susseguirsi delle generazioni.
Il secondo capitolo allarga infatti l'analisi oltre le risorse derivanti dal lignaggio e dalla parentela - dal sangue, insomma - e si interroga sugli strumenti culturali e sui mezzi materiali di cui principesse e aristocratiche potevano disporre. Sul primo versante, Lazzarini segue l'evoluzione dell'educazione, dell'alfabetizzazione e delle pratiche epistolari: ancora difficili da ricostruire per il Trecento, più documentate e studiate per il secolo successivo, quando la formazione umanistica delle principesse si lega sempre più strettamente alla preparazione ai loro futuri compiti dinastici e di governo. Sul versante economico, l'attenzione si concentra invece sulla composizione e sulla circolazione dei patrimoni femminili. Doti e controdoti, eredità e donazioni, talvolta implicanti diritti giurisdizionali. Ne emerge un quadro ancora in parte da indagare, nel quale formazione e gestione delle competenze culturali e le disponibilità patrimoniali contribuiscono concretamente alla capacità d'azione delle signore.
Lazzarini entra dunque in quello che senza dubbio può definirsi il cuore pulsante della monografia: la natura e le forme del potere esercitato dalle signore e lo fa liquidando alla svelta la concezione di un potere femminile che si dispiega solo entro i confini, pure amplissimi e analizzati con grande finezza e acume, della sfera informale. Lo fa interrogandosi su quali poteri, quali autorità e quali forme di governo le donne esercitassero realmente nell'Italia delle signorie e dei principati. Accanto alle forme più riconoscibili del potere pubblico - la reggenza e la delega - emerge così la "quotidianità ordinaria [...] dell'esercizio di una serie di funzioni di governo" (139), che rivela una dimensione condivisa del potere principesco. Esemplari sono i casi di Barbara di Brandeburgo ed Eleonora d'Aragona, che mostrano quindi un "governo al femminile in quotidiana continuità operativa con quello maschile e senza specificità" (142-143). Anche nelle modalità attraverso cui governare il macrocosmo delle relazioni - reti, intercessioni, patronage, pratiche epistolari - la distinzione fra maschile e femminile si rivela infatti assai meno netta di quanto potrebbe suggerirci una lettura dicotomica, maschile o femminile, delle forme di potere, pur senza cancellare le specifiche risorse discorsive offerte alle principesse dalla loro condizione di donne.
Infine, il grande tema di linguaggi visivi e materiali del potere. Si tratta di un argomento assai vasto - basti pensare alla lunga tradizione di studi sulla ritrattistica - in cui Lazzarini sceglie di entrare, sebbene, per sua stessa ammissione, "in punta di piedi" (179). La rappresentazione non verbale si esprime attraverso la scelta e la progettazione degli spazi della vita - una 'stanza tutta per sé' per le nostre dominae? Nel caso di Ippolita Maria Sforza, certamente sì - e di quelli della morte. E poi ancora affreschi, ritratti, medaglie e sculture, ma anche iniziative edilizie di un potere in costruzione. Dispiace, qui, l'assenza di un affondo, anche sintetico, sui sigilli femminili, spesso richiamati dall'autrice nei capitoli precedenti, ma forse ancora troppo a uno stato embrionale degli studi per i contesti trattati nel volume.
L'operazione di Lazzarini è ben riuscita. Una lettura attenta delle dinamiche fra donne e uomini - penso soprattutto al costante richiamo alla coppia signorile e principesca -, del quadro normativo e istituzionale e dei tanti snodi delle vicende dinastiche restituisce al lettore un quadro più articolato, più denso e, in definitiva, più vero del potere signorile e principesco. La cifra stilistica e l'approccio ai temi sono, come di consueto, improntati alla problematizzazione, senza per questo rinunciare al gusto della narrazione. Ne risulta una lettura piacevole ma sfidante, necessariamente lenta, disseminata di molteplici 'pietre d'inciampo' che inducono a fermarsi, riflettere e interrogarsi.
Isabella Lazzarini: Dalla parte delle Signore. Autorità, potere e governo nell'Italia delle signorie (1300 - 1530 ca.) (= Storia delle donne e di genere; Vol. 20), Roma: Viella 2025, 246 S., 24 Farbabb., ISBN 979-12-5469-966-9, EUR 26,00
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