Enrico Menestò (a cura di): Compilatio Assisiensis (= Fonti e studi Francescani; 3), Spoleto: Fondazione Centro Italiano di Studi sull'alto Medioevo 2025, VIII + 272 S., 14 Farb-Abb., ISBN 978-88-6809-458-4, EUR 40,00
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Il testo che viene oggi riconosciuto come Compilatio Assisiensis (d'ora in poi CA) ha una storia tanto travagliata quanto affascinante. L'edizione critica di Enrico Menestò ci porta al cuore della questione francescana, ovvero la ricerca delle fonti sulla vita di Francesco di Assisi (1182-1226) - di cui quest'anno ricorre il centenario della morte. La CA raccoglie estratti del materiale biografico scampato all'epurazione bonaventuriana del 1266, quando il teologo parigino e generale dell'Ordine dei frati Minori, Bonaventura da Bagnoregio, fece imporre al capitolo di Parigi la sua Legenda maior come unica biografia ufficiale del santo fondatore, decretando la distruzione di tutto il restante materiale biografico su Francesco. Ed è ormai un dato assodato dalla critica che, tra le varie compilazioni francescane composte tra Duecento e Trecento per raccogliere materiale sulla vita del santo assisano, la CA raccolga il nucleo maggiore di pericopi biografiche scampate alla distruzione e riconducibili in parte ai testi che Crescenzio da Iesi, allora generale dell'Ordine, aveva richiesto di raccogliere nel capitolo di Genova del 1244, tra cui il celebre florilegio che Leone, Rufino e Angelo avrebbero inviato a Crescenzio insieme a una lettera datata Greccio, 11 agosto 1246.
Ritengo che i meriti principali del lavoro di Menestò possano essere riassunti in tre punti. Si tratta innanzitutto della prima edizione critica della CA, basata sulla collazione e analisi dei quattro testimoni superstiti finora conosciuti, che tramandano la tradizione diretta dell'opera, e dei principali testimoni della tradizione indiretta. In secondo luogo, Menestò ristabilisce una struttura e ordine del testo, con una coerenza logica interna, che mancava nelle edizioni precedenti. Infine, lo studioso presenta in maniera trasparente i propri metodi filologici e la prassi ecdotica intrapresa, come si richiede nelle moderne edizioni critiche, riconoscendo i dovuti debiti agli studiosi precedenti e, soprattutto, mostrando apertamente la ratio delle proprie scelte, lasciando al lettore la facoltà di dissentire e di intraprendere ipotesi alternative, ma con la possibilità di riutilizzare lo stesso materiale senza dover ricominciare tutto il lavoro da zero.
L'edizione vera e propria è preceduta da un'ampia introduzione strutturata in tre parti. Inizialmente la CA viene inquadrata dal punto di vista storico. Menestò colloca la composizione della CA successivamente all'opera bonaventuriana, forse il risultato dell'iniziativa promossa dal nuovo generale Girolamo d'Ascoli, che nel 1276 aveva incoraggiato il recupero di memorie su Francesco di Assisi. Lo studioso sostiene inoltre che la CA non sia un testo da leggere in contrapposizione ma come complementare alla Legenda maior. Quanto al materiale in esso raccolto, quattro sono i testi che hanno costituito le fonti principali del compilatore della CA: la più cospicua è la silloge inviata a Crescenzio da Iesi nel 1246, poi il Memoriale o Vita seconda di Tommaso da Celano, e in misura minore i due testi attribuiti a frate Leone, i Verba sancti Francisci e l'Intentio regulae, che secondo alcuni studiosi sarebbero successivi alla Legenda maior (1263) - anche se Menestò si astiene dal dissentire o avvalorare quest'ultima ipotesi vista la mancanza di dati convincenti.
Nella seconda parte vengono descritti e analizzati i testimoni manoscritti della tradizione diretta e indiretta, includendo tavole illustrative e una comoda tabella rappresentante le porzioni del testo trasmesse da ciascun manoscritto (32-41). Dei dodici manoscritti collazionati, due spiccano per rilevanza testuale: i mss. Perugia, Biblioteca Comunale 1046 - il maggiore per quantità di testo trasmessa in assoluto, ma anche molto problematico per i numerosi errori di copia presenti - e Uppsala, Universitätsbibliothek, C. 4. In generale, non esistono porzioni di testo trasmesse da tutti i codici e solo alcuni capitoli sono comuni a più codici. Come lo studioso sottolinea a più riprese, la trasmissione del testo della CA è "intermittente e frammentaria" (42). Di conseguenza, l'analisi dei rapporti genealogici tra i manoscritti - come ammette Menestò - è limitata e non sempre significativa, ma comunque sufficiente da permettere di suggerire un'ipotesi di stemma codicum (83).
I prolegomeni si concludono con la disamina delle edizioni precedenti e le scelte editoriali dell'edizione Menestò. In questa sezione si comprende in particolare il passo avanti prodotto dal lavoro dello studioso. Le sei edizioni precedenti, pur contribuendo ad affinare la conoscenza di aspetti particolari, presentavano in varia misura dei problemi, per così dire, strutturali, e perciò non avevano soddisfatto la critica più esigente. Per primo, Ferdinand Delorme (1922) propose un'edizione della CA - chiamata allora Legenda antiqua sancti Francisci o Legenda perusina - basandosi sul solo ms. 1046 di Perugia ed escludendo le pericopi che appartenevano al Memoriale di Tommaso da Celano. Quattro anni più tardi (1926), lo stesso studioso presentò una seconda edizione, proponendo una disposizione dei capitoli diversa da quella del manoscritto perugino. Come spiega Menestò (93-94), Delorme aveva intuito che la disposizione dei capitoli del manoscritto di Perugia non rispecchiava quella originale della CA, senza tuttavia riuscire a motivare solidamente le sue scelte. L'esclusione delle pericopi tratte dal Memoriale di Tommaso da Celano rilevava inoltre che l'interesse principale di Delorme, come anche dei due editori immediatamente successivi a lui, era quello di ricostruire il florilegio di Greccio, ovvero il testo inviato dai tre compagni a Crescenzio da Iesi nel 1246.
Un simile proposito caratterizzò l'edizione di Jacques Cambell circa quarant'anni dopo (1967), il quale optò per una soluzione ambiziosa ma debole dal punto di vista filologico. Lo studioso compose un testo raccogliendo pericopi di varia provenienza - non solo dai testimoni manoscritti della CA ma anche da altre compilazioni - che venivano giudicate da Cambell come riconducibili al florilegio di Greccio. Il risultato non era dunque il testo originale della CA ma un'ipotesi di ricostruzione della sua fonte principale, in una forma fittizia e senza un chiaro fondamento filologico. Lo stesso obiettivo fu intrapreso pochi anni dopo da Rosalynd Brooke (1970), con un lavoro che seppur di "indubbia rilevanza scientifica" (88) finiva come l'edizione Cambell nel presentare un testo fittizio. Un indirizzo nuovo fu quello di Marino Bigaroni che nel 1970 optò per presentare l'edizione integrale del ms. 1046 di Perugia, successivamente riveduta e corretta (1992). Si trattava, dunque, di un'edizione del testimone più completo della tradizione manoscritta, migliorata quanto più possibile attraverso la correzione degli errori di copia, ma che tralasciava il problema dell'ordine dei capitoli rilevato da Delorme.
Un aspetto fondamentale del lavoro di Menestò è stato quello di aver ripreso la tesi di Delorme, proponendo una diversa soluzione al problema dell'ordinamento dei capitoli, fondata sull'analisi dell'intera tradizione manoscritta, e ripresentando un testo emendato secondo il metodo genealogico. In particolare, alla base del problema dell'ordinamento è l'ipotesi che il capostipite (α) del ramo da cui discendono i testimoni superstiti della tradizione diretta avesse ancora i fascicoli sciolti, da cui sarebbero derivate le incongruenze nell'ordine dei capitoli nelle copie successive. Secondo Menestò, gli indizi maggiori sull'ordinamento originario si trovano principalmente nell'ordine dei capitoli nei mss. C. 4 di Uppsala e 1/73 della Biblioteca del Collegio di S. Isidoro di Roma, nonché dal modo in cui il compilatore ha utilizzato le sue fonti - in particolare il Memoriale di Tommaso da Celano. Il risultato è che l'ordine delle tre principali sezioni che era stato adottato nella prima edizione Delorme viene letteralmente ribaltato. In sostanza, la tesi di Menestò, da cui dipende l'ordinamento adottato, è che il compilatore avrebbe inizialmente inserito il materiale derivato dal florilegio di Greccio, con l'aggiunta di alcuni capitoli dell'Intentio regulae, per poi inserire ancora materiale del florilegio ma integrandolo soprattutto con il Memoriale di Tommaso e, in misura minore, con alcuni capitoli dei Verba sancti Francisci.
L'introduzione di Menestò è arricchita da un opuscolo di Mario Donnini in appendice, intitolato: "Annotazioni sullo stile e sul lessico della Compilatio Assisiensis" (101-118). Gli indici finali - strutturati in tre sezioni: nomi e luoghi citati nello studio, i manoscritti, e nomi e luoghi citati nel testo della CA - sono a cura di Giulia Saccomani. Non avendo a disposizione un testimone adatto da utilizzare come modello - il codice di Perugia è stato giudicato graficamente poco stabile - Menestò ha adottato un'ipotesi "cautamente ricostruttiva" (96) per l'ortografia, mantenendo le caratteristiche grafiche principali del latino del tempo e le oscillazioni ortografiche presenti nei testimoni. Lo studioso ha inoltre adottato un apparato critico misto, basando il sistema di riferimento dei lemmi su una suddivisione di ciascun capitolo in versetti, mutuata dall'edizione Bigaroni 1992. Ogni capitolo è inoltre numerato ed è possibile confrontare la parte corrispondente con le edizioni precedenti, grazie a una tabella di confronto (90-92).
Andrea Mancini